offerta scuole e associazioni 2018/19

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mito 9 - 23 maggio 2018

Offerta per scuole e associazioni anno 2018/19

Parte un nuovo anno di scuola e come sempre prontissimo a sedersi tra i banchi c'è un Mammut. E' il nostro Mammut, Centro Territoriale partito da Scampia nel 2007 e ormai di casa in molte scuole di Napoli e di altre città d'Italia.  Facile immaginarsi che un pachiderma, anche se preistorico, tra i banchi ci sta un po’ stretto. Forse è per questo che da dodici anni  cerchiamo di allargare spazi, aprire portoni e costruire ponti per far diventare la scuola un luogo dove nessuno, pachiderma, bambino o maestro, abbia più voglia di fuggire.

Il CT Mammut lancia così la sua proposta a Scuole e Associazioni per il nuovo anno 2018/19, sfida per un  rilancio della scuola attiva, attraverso una proposta ancora più articolata.

Una proposta capace di allargarsi anche ad altre scuole, grazie ad una migliore organizzazione dei percorsi di formazione e affiancamento su campo, ma anche all'emissione di un bando per garantire la possibilità di accedere ai servizi Mammut in maniera gratuita. Opportunità resa tale dal sostegno economico che la Tavola Valdese e la Fondazione Angelo Affinita continuano ad assicurare al CT Mammut.

Anche quest'anno tutto ruoterà attorno al giornale con e per i bambini "Il Barrito dei Piccoli" e ai nuclei di sperimentazione sulla "La Pedagogia delle Tane", un nuovo modo di fare aula nato in questi anni dal lavoro del Centro.  Il Mammutbus, i locali del Centro Territoriale Mammut in piazza Giovanni Paolo e i tanti posti in natura e città della rete Mammut costituiranno le "aule" della scuola nuova che si fa strada. Molte anche le novità, come la possibilità di svolgere una mattinata di scuola attiva (matematica, italiano, storia, geografia) condotta dagli operatori Mammut e  a partire da territorio ricchi di stimoli come un bosco vesuviano o  Scampia.

Il tema che quest'anno terrà unite tutte le sperimentazioni nelle diverse e scuole e città partecipanti sarà il padre/l'autorità/il gioco. il padre (o chi ne svolge le funzioni) svolge un ruolo determinante di accompagnamento verso l’esterno, verso il fuori della famiglia. In poco meno di un secolo abbiamo assistito alla decadenza ineluttabile di una delle due funzioni genitoriali determinanti al pari dell’altra. E a farne le spese in primis è stato proprio uno dei principali campi della funzione paterna:  il processo di  separazione/ individuazione. Miti come quello di Dedalo e Icaro o poemi cavallereschi come il Parsifal faranno quindi da sfondo narrativo per l’intera progettualità, grazie anche al supporto di attori e psicologi.

Insomma non lasciatevi sfuggire la possibilità di avere un compagno di scuola Mammut. E un felice  anno di scuola a tutti!

Info e iscrizioni a mammut.napoli@gmail.com o 3385021673

Materiale di approfondimento

 

SCHEMA RIEPILOGATIVO

 

Che cos’è questa offerta?

 

E’ una duplice proposta del Centro Territoriale Mammut (info su www.mammutnapli.org):

 

  1. Modalità 1 – contribuire alla redazione di un giornale per bambini, Il Barrito dei Piccoli e a una rete di cooperazione educativa.

Questa modalità non riceve alcun supporto dal CT Mammut ed è a titolo gratuito

 

  1. Modalità 2 – partecipare ad una sperimentazione pedagogica nazionale, attorno alla metodologia chiamata “Tane”, tentativo di attualizzare l’eredità dei maestri della pedagogia attiva del secolo scorso. La modalità consiste in percorso di formazione cooperativa, fatta di momenti di affiancamento su campo con i bambini e altri di laboratori esperienziali per adulti e monitoraggio individualizzato.

Questa modalità può contare su un supporto molteplice del Mammut e ha costi corrispondenti.

 

La domanda ipotesi della ricerca è: Può una ricerca autentica e libera attorno ad una modalità ideale e attuale di fare scuola con i bambini da 6 ai 10 migliorare il modo di fare apprendimento/insegnamento dei docenti e degli alunni che vi prendono parte?

 

Lo sfondo integratore della ricerca è: Il padre/l’autorità/il gioco

Come inviare richiesta di partecipazione? Entro quando?

 

  • Per partecipare alla Modalità 1 non c’è termine di scadenza, basta inviare mail o contattare telefonicamente i referenti Mammut.
  • Per la modalità 2 si può richiedere di partecipare :
  1. All’intero percorso entro il 7 gennaio 2019;
  2. A singole attività non c’è termine;
  3. Al bando per accedere gratuitamente all’intero percorso: entro e non oltre il 1  ottobre 2018.

Le richieste di partecipazione vanno inviate a mammut.napoli@gmail.com; per informazioni ulteriori o per appuntamento con referenti del CT Mammut  +39 3385021673 o +39 320 82 51 501

 

 

Proposta di cambiamento

 

Come sempre partiamo con la proposta  di un nuovo tema/sfondo integratore della ricerca:  Il  padre/l’autorità/il gioco

Il lavoro sulla separazione dello scorso anno ha dato molti frutti, essendo anche il tema del nuovo anno figlio più che mai del lavoro svolto in quello precedente.

Nello scorso ciclo  abbiamo raccolto molte tracce attorno a premessa e ipotesi iniziali. Il tema del non lasciar andare, trattenere alunni e altri educandi (grandi e piccoli) si è confermato uno degli ostacoli più importanti al processo di crescita di educando e educatore (ma anche tra gli alleati più importanti rispetto al trend di ibridazione uomo/macchina  e che proprio su una simbiosi si basa). Raccogliendo allo stesso tempo molte prove sul fatto che un lavoro svolto secondo  metodologie della pedagogia attiva (che nel nostro caso andiamo chiamando “pedagogia delle Tane”) possa consentire molti passi in avanti su  questo punto, sbloccando processi di apprendimento e la più generale crescita nella vita di grandi e piccoli.

Con una consapevolezza maggiore: la differenza tra il tipo di stile educativo che vorremmo e tutto il resto la fa  una coraggiosa ricerca personale capace di radicalità. Non si possono fare progressi se non si mette mano ai cambiamenti che i temi di vita dei nostri alunni e educandi, risuonando con i nostri, ci fanno saltare agli occhi. Se non c’è volontà di cambiamento, di lavorare temi interni che  riguardano la nostra vita personale,  prima che professionale, nessun vero cambiamento potrà avvenire nel processo educativo e nell’organizzazione in cui questo è  inserito (scuola o associazione che sia). Premessa che va a braccetto con quanto detto nel documento introduttivo: il cambiamento per noi è possibile solo in presenza di  uno sguardo parallelo e costante al macro e al micro, al livello collettivo (politico) come a quello individuale (psicologico esistenziale).

Relativamente al micro,  è importante sottolineare ancora  una volta che rimaniamo  in un’ottica di processo fisiologico e non clinico, nell’ambito proprio della pedagogia, che è quello dell’accompagnamento e potenziamento della salute,  non di cura della malattia. Il primo è un compito (dovere più che onere) del maestro  e di ogni educatore, il secondo no e va lasciato a medici, psicologi e altri specialisti. Anche alla luce di quanto emerso nelle sperimentazioni dello scorso anno, ci  sembra importante ricordare quello che in merito ci hanno insegnato gli iniziatori del nostro approccio  come Dewey, Freinet, ma anche Montessori, Danilo Dolci, Deligny, A. Langer e molti altri:   se un maestro (o  educatore più in generale) non adempie al compito di cura dell’intera persona del suo educando (cura intesa appunto come accompagnamento/potenziamento del processo di crescita) commette una  negligenza grave, ancor più  grave rispetto al mancato passaggio di competenze curriculari. Purtroppo quanto siamo andati verificando sempre con maggiore frequenza in questi anni è che a questo compito il maestro (educatore) ha sempre più abdicato.  La paura di entrare in contatto con parti più o meno profonde dell’altro (che altro non sono che la risonanza delle parti più meno profonde di sé stesso) diventa la scusa per non mettere mano ai temi di vita “normali” dei propri alunni. La presunta non invasività diventa mancato intervento in un processo ancora in piena evoluzione che  lui, il maestro,  avrebbe potuto invece accompagnare positivamente, evitando degenerazioni patologiche, magari semplicemente omettendo di fare i tanti atti di sopruso che quotidianamente compie senza nemmeno accorgersene.

Per farlo serve ovviamente tenere in piedi un dialogo costante con il proprio sé, esercitandosi a leggere con onestà dinamiche interpersonali (cosa davvero difficile da fare  da soli, senza un gruppo di confronto preparato o senza l’aiuto di un professionista del settore. Ad esempio è davvero una cosa molto strana che la supervisione psicologica nella scuola non sia mai stata adottata come elemento essenziale, cosa invece accaduta in passato per altre professioni del sociale).

Non stiamo parlando di concetti  astratti e metafisici. Ma semplicemente di qualcosa che ha a che fare con il proprio sé, con quanto esiste ed è tangibile, a partire dal corpo e dalla percezione che ne riusciamo  ad avere.  Ancora una volta facciamo riferimento alle scienze, alle  filosofie e alle  altre discipline che da secoli indicano queste vie, ad ognuno la sua. Il Mammut non si sostituirà mai alla coscienza e alla volontà individuale, nella convinzione che il tempo di santoni e luminari sia finito. Senza però rinunciare ad esercitare con ancora maggiore convinzione e forza il ruolo di accompagnamento e potenziamento  della salute individuale e collettiva come pratica pedagogica.

 

 

 Perché il padre?

 

Nello scorso ciclo è venuto a galla uno dei principali fattori di blocco nel processo di separazione/individuazione delle ultimi generazioni. Questo fattore è “banalmente” il padre, in senso astratto e figurato. In poco meno di un secolo abbiamo assistito alla decadenza ineluttabile di una delle due funzioni genitoriali determinanti al pari dell’altra. E a farne le spese in primis è stato proprio uno dei principali campi della funzione paterna:  il processo di  separazione/ individuazione. Quello dove il padre (o chi ne svolge le funzioni) svolge un ruolo determinante di accompagnamento verso l’esterno, verso il fuori della famiglia. È il ponte, amorevole ma determinato e capace di mettere a tacere il diluvio dei  sentimenti, verso la società dei  grandi. Nella tradizione mitica (di una società non medicalizzata) è  lui che taglia il cordone ombelicale.

È necessario ribadire che stiamo parlando di un processo intrapsichico, riportato in ambito educativo. Parliamo principalmente delle funzioni svolte da un educatore e, inevitabilmente, dell’equilibrio raggiunto da quell’educatore rispetto alle parti del proprio sé preposte a queste funzioni (si guardi alle teorie dell’analisi transazionale, della Gestalt e della bioenergetica in riferimento alle dinamiche bambino, genitore, adulto. Tra gli autori più chiari in merito Thomas A. Harris, in particolare nel saggio “Io sono ok, tu sei ok”, ma anche il lavoro di Bennet Shapiro relativamente ai più recenti sviluppi della bioenergetica internazionale).

Nel secolo precedente ha perso del tutto credibilità la funzione paterna come capofamiglia, autorità intoccabile, distante,  che non prende parte alla vita quotidiana dei figli se non in questo modo. Eppure, in mancanza di altre, queesta è la percezione che sembra permanere  in piedi nelle profondità dei figli del 2000 (modello a cui uniformasi o a cui contrapporsi, non fa troppa differenza). Il padre che si arrabbia, il padre inarrivabile, il padre super impegnato per iper lavoro o disoccupazione, il padre come spauracchio da sventolare al figlio disobbediente, il padre da aizzare contro il primo mal capitato. Descrizione che finisce  per  coincidere, per altro verso, con la figura di essere umano essenzialmente stupido, in fin dei conti innocuo o facilmente neutralizzabile da una “femmina”  che ci sa fare, limitato, incapace di badare a sé stesso per più di qualche ora senza una mammina – e successive sostitute – che si prenda cura di lui.  È purtroppo questa l’immagine di padre più ricorrente (quando  c’è, e quando non c’è si pretende che siano altri - nonni, educatori e affini - ad interpretarla). Immagine che, come per il parlamentarismo di cui parlavamo prima,  ha di fatto perso credibilità e forza (per fortuna). Ma l’intimità madre figlio diventa in questo modo ancora più irraggiungibile per il padre rispetto  al secolo scorso. Dinamica  nella  quale il padre riveste ovviamente un ruolo attivo,  con precise responsabilità. Anche perché in mancanza di un modello di padre a cui riferirsi,  lascia  campo  libero alle pulsioni simbiotiche, finendo molto spesso per esercitare anche lui una preminente funzione materna. Il padre si è lasciato esiliare al terreno di eterno bambino travestito da super io, lontano dall’intimità familiare. In senso astratto  e figurato anche qui.  Poco conta se il padre è rimasto sotto il tetto coniugale o meno, abbiamo incontrato casi molto critici di funzione paterna assente sebbene chi la esercitava continuasse a convivere sotto lo stesso tetto, a fronte di situazioni più equilibrate dove i padri avevano invece deciso di esercitare la propria funzione da separati.

Insomma la sfida a cui anche noi vogliamo puntare in questo anno di Mammut è la ricerca del padre, o meglio della sua funzione,  in ciascuno di  noi e nella collettività di cui siamo parte. La ricerca di quella funzione capace di stare dentro, ma di farsi allo stesso ponte verso la fine  del diluvio, verso terre nuove che solo il navigante potrà scorgere. Ben consapevoli che tutti i venditori di verità su questo argomento fanno parte del problema, perché non esiste oggi una figura di padre perfetta a cui tendere. Additare modelli di padre equivale a entrare a far parte del delirio narcisistico sfruttato da chi della difficoltà umana ha fatto la propria miniera. Esiste però la possibilità di rendersi conto di questo problema e di mettere in campo una ricerca autentica per tentare di affrontarlo. A partire dalla ricerca della responsabilità di ciascuna delle parti in gioco (madre e padre interni ed esterni) in questa dinamica devastatrice.

Della mancanza di un padre credibile facciamo i conti ad ogni livello della nostra vita. In quella scolastica (non a casa ci sembra che l’unica spinta vitale venga oggi dalla rete di scuole libertarie dove centrale è il dibattito attorno al concetto di autorità) prima di tutto.  Nella sfera della politica, dove è ormai introvabile una  figura di guida, di autorità  capacità di farsi rispettare senza uso della forza o senza ossessiva ricerca del consenso. La manipolazione è il potere, a partire dalla sfera economica che, come dicevamo prima, ricorre oggi sempre meno alla mediazione della politica rappresentativa.

Indagando sulla mancanza di un padre credibile (soprattutto interno stavolta) si arriverà a scoprire qualcosa di nuovo  anche  sulle ragioni alla base della mancanza di lavoro e occupazione, di crisi del terzo settore e di grande svantaggio di alcune aree territoriali da secoli addestrate alla dipendenza di altri capi.

Ed è proprio nel posto vuoto lasciato da “padri credibili”  che rischia di sopravvivere (e  prendere il sopravvento)  solo il  maschile più bieco (per molti come Trump e Putin), quello che ha imparato a parlare i nuovi linguaggi della grande mente di cui sopra e  che fa leva su pulsioni infantili mai superate (il diluvio della perdita di possesso infantile e successivi derivati come proprietà, denaro,  potere, sesso).

Sarà quindi questo il nostro sfondo integratore dell’anno. Portandoci ad indagare con maggiore accuratezza temi come quelli di potere e autorità (a partire da Adorno e dalla scuola di Francoforte), ma anche aspetti più caldi che pure sono ascrivibile alla funzione di accompagnamento verso l’età adulta ascrivibile al padre; prima tra tutti il nostro amatissimo gioco.

 

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